GIOCHI E PAROLE PER MAMME E PAPA’

Inadeguatezza e onnipotenza, gioia assoluta e apprensione, cambiamento di priorità, abitudini, relazioni.Visi che esprimono serenità e beatitudine insieme ad occhi stanchi e a volte dubbiosi. Determinazione e responsabilità accanto a cedimenti e sensi di colpa.

Le neo mamme sono belle e forti, attente e fragili, si guardano l’un l’altra mentre raccontano, quasi leggendosi e rispecchiandosi reciprocamente, pur nella differenza delle esperienze vissute e narrate.

Per il “laboratorio di parole” per mamme del 10 marzo mi ero preparata una serie di parole chiave da proporre per riflettere insieme, ma non c’è stato bisogno di utilizzarle: presentandosi,  le partecipanti hanno lasciato emergere sensazioni ed emozioni che hanno riempito il foglio bianco che abbiamo messo al centro, tra penne colorate e bicchieri d’acqua (allattare mette sempre sete!). E hanno offerto molti spunti di riflessione sulla maternità.

Nel suo “Nascita di una madre” Daniel Stern dice che diventare madre significa affrontare “un’esperienza che non ha eguali nella vita e per un certo periodo di tempo il fatto di avere un bambino determinerà i vostri pensieri, le vostre paure o le vostre speranze, le vostre fantasie; influenzerà le vostre emozioni e le vostre azioni; e affinerà perfino il vostro sistema sensoriale e di elaborazione delle informazioni”.

Proprio così: le mamme del gruppo hanno parlato di sé in quanto “mamme di”, hanno declinato la loro gioia e le loro paure all’interno della relazione con il loro bambino, confrontandosi senza difficoltà anche su modi diversi di vivere questa esperienza: chi si affida alla lettura di manuali per non farsi trovare impreparata, chi si dedica completamente al ruolo di mamma e ne gode appieno, chi “soffre” di questo rapporto così esclusivo da sentirsi quasi “sequestrata” e desidera tornare al lavoro e ai ritmi precedenti. Tutte sottolineano una maggiore ansia e senso di responsabilità, e si fermano a domandarsi quanto di ciò che fanno influenzerà il benessere e la felicità del loro bambino.

E qui sta la prima riflessione su cui mi piace soffermarmi: l’idea che spesso in quanto adulti facciamo cose a nostro vantaggio prima ancora che per i bambini, non li osserviamo abbastanza, ci occupiamo spesso più del nostro benessere. A costo di apparire controcorrente io non considero questo aspetto negativo, se naturalmente non si trasforma in trascuratezza verso il bambino. Ritengo invece che curarci di noi stessi in quanto persone prima ancora che genitori abbia una ricaduta positiva anche sullo stato di salute fisica ed emotiva dei nostri bambini. I bambini stanno bene se hanno genitori che stanno bene e a volte “egoisticamente” è necessario riprenderci tempi e spazi per ritrovare noi stessi, recuperare energie e voglia di dedicarci nuovamente a loro.

L’altra riflessione che merita un approfondimento è quella sulla relazione con la propria madre. Diventare madri ci rimette in contatto con il nostro essere state figlie e riporta alla ribalta le sensazioni che hanno accompagnato il rapporto con nostra madre. Ora però ci rapportiamo con lei in quanto madri, e il rapporto può talvolta essere più difficile e conflittuale di quanto ci saremmo immaginate. La mancanza di un aiuto che ci si aspetta, manifestazioni di gelosia, scarsa fiducia nelle capacità della figlia di accudire il bambino. Sempre Stern dice: “Tra tutte le persone che formano la vostra matrice personale, nessuna avrà su di voi un impatto emotivo tanto forte quanto vostra madre. Per questa ragione, che abbiate con lei una relazione buona oppure cattiva, essa richiederà comunque da parte vostra tempo, attenzione e forse soprattutto riflessione.”

Abbiamo aperto un dialogo che speriamo di poter proseguire in altri incontri. Il gruppo offre il contesto ideale per scambiarsi esperienze ed impressioni, per lasciarsi andare con chi può comprendere ciò che viviamo e proviamo, senza giudicare ma sostenendo e offrendo nuove prospettive e strategie.

Intanto proseguiamo con un secondo laboratorio il 17 marzo. Alle prossime riflessioni!

Natalia Sorrentino, psicologa e psicoterapeuta

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