Le regole. E’ necessario metterle? Ma quando? E quante? E cosa fare quando i figli le trasgrediscono?

Le regole, oltre a essere entità spesso sconosciute, restano un terreno minato nel campo dell’educazione. È forse l’aspetto su cui maggiormente i genitori si trovano in difficoltà o si sentono giudicati. Ma dove sta la difficoltà?
I genitori si trovano a dover mediare tra il loro ruolo più affettivo, di cura, preoccupazione e accudimento, e quello di guida autorevole e, talvolta, impositiva. Tra genitori e figli esiste una relazione affettiva e, almeno nei primi anni, quasi istintiva. Ma si tratta di una relazione complessa, che per lungo tempo rimane asimmetrica, sbilanciata a favore del genitore, che ha il dovere di tenere saldamente il timone e indicare la direzione.

A differenza di quanto succedeva cinquanta anni fa, quando i ruoli erano ben definiti e non soggetti a discussioni e revisioni, i genitori di oggi hanno, per fortuna, la possibilità di riflettere maggiormente sul proprio ruolo e i propri compiti, rivalutandoli e mettendoli anche in discussione. Questa possibilità, se da un lato offre maggiore apertura e disponibilità a mettersi in gioco, spesso invece, mette in crisi i genitori, che non sono più in grado di definirsi. Nel tentativo di sottrarsi ad un’immagine autoritaria che si rifiuta, si rischia di non costruire e quindi di non identificarsi in un altro modello genitoriale credibile e di procedere a tentoni, talvolta derogando alle proprie responsabilità.

Oggi i genitori sono più emotivi che educativi, per dirla con le parole del pedagogista Daniele Novara, capaci di sintonizzarsi con gli stati emotivi dei propri figli, cosa sicuramente positiva, ma non di porsi come guida affidabile e coerente. E per guidare servono le regole. Offrire un sistema di regole ragionevoli ai propri figli offre loro, paradossalmente, maggiore libertà: la libertà di muoversi all’interno di un contesto normato, che offre sicurezza e coerenza, che li contiene quando si sentono preda di paure, impulsi e ansie. Le regole fanno crescere i figli sicuri.

Certo spesso non piacciono, sono percepite come limitazioni e frustrazioni, ma sappiamo che è anche attraverso la frustrazione che si struttura una personalità equilibrata. I bambini sono capaci di osservare le regole se i genitori sono capaci di proporle con fermezza e di rispettarle loro stessi. È con il nostro comportamento e con l’esempio che educhiamo. Se noi osserviamo le regole, familiari e sociali, i nostri figli osserveranno le regole. Proveranno a trasgredirle, fa parte della crescita: tra i 2 e i 4 anni ci risponderanno sempre no per mostrarci che si stanno staccando da noi, che vogliono affermarsi.In preadolescenza e adolescenza discuteranno fino allo sfinimento (nostro) e faranno in modo di venire meno a qualche norma.

Sarà nostro compito, senza dubbio faticoso, di restare fermi e resistere ai loro “attacchi”, di trovare il modo di farli riflettere sulla trasgressione, anche attraverso una ”sanzione”, perché solo toccando con mano le conseguenze delle proprie azioni possono imparare a comportarsi.È questo il modo di offrire loro la sicurezza di cui hanno bisogno per imparare a camminare con le proprie gambe, a credere in sé stessi, a diventare persone autonome e rispettose.

Natalia Sorrentino, psicologa e psicoterapeuta

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