Quando Laura, l’ultima dei miei figli ha iniziato a camminare, eravamo tutti intorno a lei. Ha gattonato veloce fino al divano e si è sollevata in piedi aggrappandosi al bordo. Lo ha percorso tutto reggendosi con le manine, arrivata in fondo, si è girata e con qualche esitazione, ha lasciato l’appiglio sicuro, sospesa un attimo in equilibrio. Poi il primo passetto, il secondo e il terzo più rapido, fino ad afferrare la mia mano. Spaventata e felice aveva conquistato la sua libertà.
Ci fate caso? E’ sempre un evento importante quando i nostri bambini iniziano a camminare.
Forse perché tutto quello che fa di noi quello che siamo e ci distingue dalle altre specie animali origina dal fatto che camminiamo.
Erling Kagge è un esploratore norvegese famoso per le sue imprese in solitaria ai Poli.Nel suo ultimo libro “Camminare.Un gesto sovversivo” osserva come in lingua sanscrita esiste una regola precisa: tutte le parole che cominciano con “andare/camminare” hanno anche come significato “sapere”, un po’ come in lingua norvegese.Tale somiglianza di significati è un’antica parentela che racconta, a quanto pare, un’esperienza comune a tutto il mondo, “camminare e muoversi sono il presupposto dell’esplorazione e l’esplorazione è il presupposto del nostro intelletto” , come afferma Edward Moser, premio Nobel per la medicina.

Dunque nasciamo esploratori.
Fin da piccoli tocchiamo e manipoliamo gli oggetti con curiosità e interesse, ascoltiamo i rumori per capire l’ambiente, guardiamo per orientarci, annusiamo e assaggiamo cibi sconosciuti, ci spostiamo e camminiamo per scoprire cosa c’è “dopo”.Nel suo libro “Il cervello che impara” il prof. Alberto Oliverio racconta questo processo che inizia fin dai primi giorni di vita e matura progressivamente secondo una gerarchia ben precisa: i sensi analizzano la realtà e il contesto, la corteccia premotoria raffigura il movimento, quella motoria lo esegue. Nel loro processo di maturazione, il movimento e l’azione trascinano con loro lo sviluppo delle funzioni linguistiche e cognitive, legate alla capacità umana di esplorare attivamente il mondo circostante.

Ma questo processo è predeterminato geneticamente o può subire delle modifiche?
Il prof. Oliverio ci dà una lettura affascinante ed estremamente chiara di questo processo. “Questo cammino può essere paragonato alla tessitura di un tappeto che, dapprima, è formato da pochi nodi che poco ci dicono su quello che sarà il disegno finale.Con il tempo questo disegno diviene sempre più visibile….Come ogni manufatto artigianale, un tappeto può contenere alcuni errori o variazioni sul tema: altrettanto avviene per il sistema nervoso che si ispira a un disegno genetico, ma devia dal progetto ideale per divenire qualcosa di estremamente individuale, il prodotto di una complessa e irripetibile interazione tra geni e ambiente.”

Comprendere questa relazione così stretta e determinante e scoprirne i risvolti pratici è l’obiettivo di questa seconda edizione de “I primi 1000 giorni”.
Tutto quello che siamo abituati a dare per scontato e che spesso sfugge alla nostra attenzione ci verrà presentato sotto una nuova luce. Accarezzare e massaggiare il neonato, osservarne la “sincronia interattiva” in risposta alla nostra voce, cantare una filastrocca o leggere una storia, giocare insieme, il primo tuffo in acqua, sono alcune delle mille esperienze capaci di colorare la tessitura dello sviluppo dei nostri bambini.

Alessandra Cecconello

Fonti
Camminare. Un gesto sovversivo” , Erling Kagge Einaudi 2018
Il cervello che imparaAlberto Oliverio Giunti 2017

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