L’Asilo nel bosco è un percorso educativo nuovo e alternativo alla scuola tradizionale o è una “via di fuga” per chi vuole sottrarsi all’obbligo vaccinale, visto che in alcuni di essi non viene richiesto alcun certificato?

L’idea dell’Asilo nel bosco nasce in Danimarca negli anni ’50 da una mamma che decide di aiutare altre mamme in difficoltà economiche creando un piccolo asilo familiare. Per ovviare all’affitto di locali decide di portare i bambini all’aperto a giocare in un parco. Il concetto pedagogico alla base di questa proposta è il fare esperienza diretta, utilizzando i sensi, facendo movimento, osservando la natura circostante. I bambini passano tutta la giornata o buona parte di essa all’aperto, con qualsiasi tempo, vanno quindi forniti di abbigliamento adeguato e il pranzo va portato da casa.

Premesso che si parla di fascia prescolare, quindi non si è tenuti all’obbligo e ogni genitore può fare la scelta che desidera, che tipo di competenze vengono richieste alle persone che si occupano dei bambini in questi asili? La probabilità che chiunque possa improvvisarsi “gestore” di un asilo nel bosco ed occuparsi di bambini , senza magari essere in possesso delle conoscenze psicopedagogiche necessarie, è molto alta.

Altra riflessione: è davvero necessario passare giornate intere nella natura per sviluppare capacità esperienziali, sensoriali, motorie? Mangiare il panino portato da casa sotto gli alberi o seduti sui rami offre davvero un migliore sviluppo di competenze sociali o una valida alimentazione? E’ possibile trovare una soluzione che metta insieme la possibilità di esplorare spazi naturali e farne esperienza diretta con l’apprendimento di regole di convivenza in spazi circoscritti, che sono poi quelli in cui si vive per la maggior parte del nostro tempo? Luoghi e momenti in cui sia richiesta anche la partecipazione ad organizzare spazi e oggetti come mettere in ordine i giochi, preparare la tavola, stare seduti tutti insieme a mangiare, rispettare tempi e orari?

In realtà buona parte degli asili nido e delle scuole d’infanzia riesce a proporre ai bambini anche attività all’aperto in tutte le stagioni. La scelta di questi percorsi alternativi può diventare da un lato espressione di un disinvestimento da parte delle famiglie rispetto all’istruzione pubblica, che sicuramente ha molto da migliorare, ma mantiene un livello di competenze ancora molto alto, dall’altro una delega ad altri anche di momenti che invece costituiscono occasioni importanti per la famiglia. Diventa ancora più facile tornare a casa e “affidare” il bambino alla televisione o al tablet o al cellulare, visto che è già stato abbastanza all’aperto.

Senza nulla togliere all’idea di fondo, probabilmente è arrivato il momento di normare queste realtà cui vengono affidati bambini molto piccoli che proprio in questi anni sviluppano buona parte del loro potenziale. Personale qualificato, indicazioni e prescrizioni alimentari adeguate all’età, cura degli aspetti igenici e sanitari come quello che viene normalmente richiesto alle scuole dell’infanzia. In questo modo i genitori hanno davvero la libertà di scegliere con serenità il percorso che ritengono migliore per il loro bambino , perché hanno la certezza che tutte le offerte educative salvaguardano salute e benessere dei piccoli.

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