Sul tavolo c’è un bicchiere, per metà contiene acqua: come lo vedete? E’ mezzo pieno o mezzo vuoto?
Il modo in cui percepiamo e valutiamo la realtà che ci circonda, comprese le motivazioni per cui compiamo certe azioni, è determinato dal modo in cui operano i nostri circuiti nervosi. Significa che ognuno di noi tende ad avvicinare la realtà al proprio modello di percezione, costruito dal nostro cervello in risposta alle esperienze che abbiamo vissuto nel corso degli anni. Studi recenti hanno messo in evidenza che le aree cerebrali e le connessioni tra neuroni cambiano proprio struttura in seguito all’esperienza.

Il cambiamento in uno specifico circuito cerebrale modifica, di conseguenza, il comportamento del soggetto.

Grazie a questa neuroplasticità cerebrale, possiamo acquisire nuove conoscenze e capacità proprio perché il nostro cervello è in grado di cambiare la sua struttura in seguito alle esperienze che viviamo. Quindi le differenze individuali nella percezione della realtà sono dovute al diverso percorso che ognuno ha vissuto e agli ambienti in cui è cresciuto, che hanno “modellato” il cervello a partire dal patrimonio genetico di partenza.

Ma quando inizia questo processo di “modellazione”?
Inizia molto presto, già dalle primissime fasi di vita del neonato. Il suo primo confronto è con il comportamento materno o della persona che lo accudisce per la maggior parte del tempo. Quanto più gli viene offerto un ambiente protettivo, ma allo stesso tempo ricco e stimolante, tanto migliore è la maturazione delle capacità cognitive. Soprattutto nei primissimi mesi, a fare la differenza sono prevalentemente gli stimoli di tipo fisico: coccole, massaggi, abbracci, che forniscono il “nutrimento” affettivo ed emotivo che promuovono positivamente lo sviluppo cerebrale.

E quando non è così?
La carenza di cure materne o l’esposizione a condizioni ed esperienze negative come crescere in ambienti impoveriti, con scarsità di stimoli, o addirittura subire maltrattamenti o trascuratezza, possono produrre disturbi di comportamento ed effetti negativi a lungo termine. Non tutti però rispondono allo stesso modo,  ci sono bambini con un patrimonio genetico più vulnerabile e bambini con patrimonio più resiliente: il primo subirà l’effetto delle esperienze negative, il secondo riuscirà a resistere e reagire alle stesse.

Ma chi ha la sfortuna di avere un corredo genetico “vulnerabile” è sempre destinato a una crescita più esposta agli effetti delle esperienze negative?
Fortunatamente non è così. Attività stimolanti come il gioco, buone interazioni sociali, relazioni stabili ed emotivamente ricche, attività fisica, sono fattori che promuovono cambiamenti favorevoli durante la crescita. Grazie alla elevata plasticità dei neuroni nei primi anni di vita e al fatto che il patrimonio genetico interagisce con l’ambiente e ne subisce l’influenza, è dunque possibile riscrivere “epigeneticamente” una storia diversa da quella di cui si è dotati in partenza.

Il fatto che l’ambiente può avere un ruolo determinante come fattore protettivo e di resilienza ricorda a ciascuno di noi la precisa responsabilità individuale e collettiva di costruire intorno ai bambini condizioni fisiche, relazionali ed affettive positive  promotrici di una buona crescita.

Natalia Sorrentino

Cos’è un ambiente arricchito?
Come agisce sullo sviluppo dei nostri bambini?
Quali esperienze ne favoriscono un orientamento positivo?
Di questo e molto altro ci parlerà la prof.ssa Berardi, Professore Ordinario di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze.

Esperienze precoci e sviluppo cognitivo
Prof.ssa Nicoletta Berardi,  30 marzo ore 18.15 Health & Quality Factory Zambon, Vicenza

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