Una leggera malinconia e silenzio. Voci chiaccherine e rumore di piatti. Il ticchettio dei ferri da lana e Mozart in sottofondo. Uno scoppio d’ira, un “Basta!” urlato prima di una porta sbattuta. Profumo di torta dalla finestra della cucina. Lieve sentore di gelsomino dal cappotto appeso in ingresso. Una battuta acida che ferisce. Mani calde e forti e delicate. Una telefonata veloce, perché “devo vuotare la pasta”. Sguardo severo e voce dura. Profumo di pulito, luci accese, tepore e la voce della radio in cucina.

Ognuno di noi ha il suo album personale alla voce “mamma”. Ho chiesto un pensiero sulla propria madre a chi oggi è adulto e magari papà.

Le mamme? Dalle mille idee, dai mille pensieri impegnate a insegnare a vivere la vita ai propri figli. Che si preoccupano di non sbagliare, che si commuovono, di nascosto o magari no. Grazie. Dell’amore, della comprensione. Soprattutto della pazienza.

Da figlie, ora madri, condividiamo una traccia profonda che ci lega tra generazioni. Nel bene e nel male. Spesso sole, talvolta tenute per mano. Quando ne siamo capaci, a fianco o un passo indietro ai nostri figli.

Forti, delicate, arrabbiate, libere, angosciate, felici, stanchissime, combattive, allegre, prigioniere, qualche volta contente.

Essere madre non esaurisce il nostro essere, ma vi lascia un’impronta. E accende, nelle anime fertili, il desiderio di trasformare in meglio il mondo che abitiamo per amore delle proprie creature.

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